Vorrei morire anche stasera se…

donna incinta, disegno di Dario Fo
Donna incinta, disegno di Dario Fo

 Vorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a niente

di Dario Fo

Il testo tratta il tema della Resistenza antifascista riportando le testimonianze dirette dei partigiani protagonisti della lotta, registrate su nastro alla fine degli anni ’60. Sono tre storie diverse, raccontate in prima persona da Pirovano nei vari dialetti delle valli del Nord Italia, perfettamente comprensibili grazie alla ricchezza dei gesti e alla mobilità espressiva sottese ad ogni testimonianza orale.

Il titolo dell’opera è tratto da una poesia, composta in piena Resistenza italiana da Renata Viganò:

“Ma io vorrei morire anche stasera
e che voi tutti moriste
col viso nella paglia marcia
se dovessi un giorno pensare
che tutto questo fu fatto per niente”.

Dario Fo ha portato in scena questo lavoro per la prima ed unica volta nell’Ottobre del 1970 a Milano.
“…per molti giovani spettatori, fu veramente il primo incontro con la faccia più vera della lotta partigiana” ha scritto Chiara Valentini in “La storia di Dario Fo” (Feltrinelli).

Dopo 36 anni, Mario Pirovano ha ripreso il monologo “Vorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a niente” recitandolo nelle manifestazioni in ricordo della Liberazione;  fanno parte del  testo tre canzoni  accompagnate dalla musica dirompente di Paolo Ciarchi. Le vicende narrano una Resistenza di persone in carne ed ossa, con le loro paure, contraddizioni e speranze.

La prima storia è quella di Angiolino Bertoli, detto ‘Il Panetè’ (panettiere),di Trarego, val Canobina, seguita da una canzone di Woody Guthrie che fu censurata subito dopo la fine della guerra. A quella del ‘Panetè ‘si alternano le voci del ‘Gatasc’, del ‘Cinema’, del ‘Managgia’, del ‘Teribile’, giovani compagni di lotta.

Il secondo episodio ha come protagonista il partigiano Luna (morto nel 2012) della zona di Treviso, con altre canzoni sconosciute perché censurate: ‘Il sacrificio del contadino partigiano’ e ‘Siamo banditi non siamo soldà’.

Lo spettacolo termina con il racconto aspro e disincantato della partigiana soprannominata ‘Risola’, che  partecipa alle azioni insieme ai compagni di lavoro, fiocinini e tagliatori di anguille, della zona di Chioggia.

Il tono della narrazione non è drammatico né lamentoso, lontano da quello delle celebrazioni ufficiali: il pathos si alterna all’euforia, al sarcasmo, alla tenerezza e all’umorismo, a seconda delle situazioni.

L’ attualità dello spettacolo sta nel riportare speranze e delusioni della guerra partigiana in Italia, alle aspettative di libertà presenti ancor oggi nella lotta di tante popolazioni oppresse.

“Tre monologhi con una colonna sonora prodotta da strumenti particolari, oggetti di uso comune ammucchiati sul palco e “suonati” da Paolo Ciarchi: tubi di gomma, nastro adesivo, sonagli applicati alle scarpe, campanelle, pentole, fil di ferro, ma anche chitarra, violoncello e flauti, e poi la voce bella e potente, la bocca, la testa e il petto da percuotere, ancora per produrre rumori particolari.”
Liliana Vogliano, Sentinella del Canavese, 26 Aprile 2007

Negli ultimi anni  il testo “Vorrei morire anche stasera…” è stato messo in scena da Pirovano nelle province di Torino, Milano, Cremona, Varese, Bologna, Firenze, Siena, Terni e Perugia.   Leggi le recensioni di “Vorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a niente”

Popolo con bandiere, disegno di Dario Fo
Popolo con bandiere, disegno di Dario Fo
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